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Il Palazzo Farnese

Il Palazzo Farnese
farnese2.jpgLa duchessa Margarita d’Austria, figlia di Carlo V d’Asburgo e moglie di Ottavio Farnese, con l’acquisto di Ortona, il 21 febbraio 1582, decise di fissare la sua residenza nella cittadina adriatica e in occasione della prima visita al nuovo possedimento, ottobre 1583, scelse anche il luogo dove doveva sorgere il suo palazzo: il largo denominato del Carbonaro al centro della città con una splendida vista sul mare. Il progetto del nuovo palazzo venne affidato a Giacomo della Porta, uno dei più stimati architetti di Roma. La posa della prima pietra del Palazzo Farnese di Ortona fu effettuata il 12 marzo 1584. Sotto ogni pietra angolare del palazzo vennero poste, a ricordo della Duchessa che lo fece edificare, tre medaglie di bronzo. Ogni lato della fabbrica aveva 11 finestre.
Attualmente dell’imponente palazzo resta circa un terzo giacchè tutta l’ala orientale è crollata a causa della frana del 1782 e un’altra parte è stata abbattuta e riedificata negli ultimi anni settanta.
Il palazzo non fu mai abitato da madama Margarita in quanto ella morì in Ortona nella casa di messer de Sanctis prima che la sua residenza fosse portata a termine.
Nei secoli XVII e XVIII l’edificio fu sede del Sovrintendente ai Beni Farnesiani dell’Abruzzo e dell’Archivio Farnesiano, trasferito a Napoli nel 1735 quando Carlo I di Borbone duca di Parma e Piacenza divenne re di Napoli col nome di Carlo VII.
Nel 1795 il palazzo fu acquistato dalla famiglia Berardi. L’ala che attualmente resta dell’antica costruzione negli anni ‘60 è stata in parte donata al Comune. Successivamente l’edificio è stato restaurato sotto la direzione della Sovrintendenza ai Beni Architettonici d’Abruzzo; i lavori sono stati portati a termine nel 1975.
Attualmente il Palazzo Farnese ospita la Biblioteca Comunale, la Pinacoteca Cascella e un deposito museale con reperti storici e sculture degli artisti ortonesi Costanzo e Massari. Le sale del secondo piano sono destinate a periodiche mostre d’arte.
La Biblioteca Comunale, fondata nel 1908, ha attualmente un cospicuo patrimonio librario e conserva una notevole quantità di testi antichi e di pregio del XVI, XVII e XVIII secolo, nonchè i verbali decurionali e quelli della Giunta e del Consiglio Comunale (1584-1950). Svolge sia il servizio di prestito che di consultazione in sede.
Nella Pinacoteca Cascella, sono esposti i dipinti di Basilio Cascella (24 opere) e del figlio Michele (53 opere) donati da quest’ultimo alla sua città natale. È una struttura di notevole dimensione culturale in quanto i dipinti di Michele Cascella sono presenti nei principali musei di tutto il mondo ma in nessun posto così numerosi. Essi inoltre abbracciano un arco di tempo di circa ottanta anni (dal 1908 al 1984) riuscendo a documentare compiutamente l’evoluzione artistica del pittore scomparso nel settembre del 1990 all’età di 98 anni.
Il Museo Civico ha un notevole patrimonio tra cui circa 200 utensili litici preistorici, datati da circa 300.000 anni fa al 4000 a.C., che testimoniano la presenza continua dell’uomo nel territorio ortonese fin dal paleolitico inferiore; reperti bronzei e fittili del periodo italico-romano. Di epoca romana sono pure un rocchio di colonna, una scultura tombale, 8 anfore, 3 ancore, diverse monete, gli ex-voto bronzei rappresentanti Ercole, le fibule bronzee, alcune brocchette di terracotta e una nutrita raccolta di coperchi fittili e di anfore, rinvenuti così copiosamente soltanto nel nostro territorio; una lucerna e una statuetta d’epoca bizantina; ceramiche, colonne e capitelli finemente lavorati del periodo tardo-medioevale; diverse palle di cannone in pietra; un pannello in pietra con un angelo scolpito a bassorilievo del XV sec. ed il cavallo, moneta bronzea coniata in Ortona nel 1498, con la scritta Ortona fidelis. Attualmente questi reperti sono sistemati in un deposito museale, ricavato nell’ultimo piano del Palazzo, in cui sono conservate anche la maggior parte delle opere donate alla città dagli scultori Guido Costanzo e Giuseppe Massari, in attesa di una più confacente e definitiva sistemazione fruibile dal pubblico.
Sul primo pianerottolo della scalinata esterna, è sistemato il Modulo delle misure, comunemente conosciuto come pietra del tomolo, un grosso parallelepipedo in pietra arenaria di epoca romana contenente cinque buche, usato nell’antichità per misurare le granaglie. Nel Medioevo il modulo delle misure - che si trovava nei pressi della Cattedrale - assolse il compito di un vero e proprio istituto fallimentare. Difatti, tutti i cittadini che nei giorni festivi, all’uscita della messa grande, avevano l’impudenza di sedersi sulla pietra dopo essersi calati i pantaloni, vedevano risolti tutti i loro problemi finanziari senza che i creditori potessero più vantare dei diritti acquisendo, però, con tale atto il disonorevole titolo di fallito.

 
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