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Feste e Santi

Miracolo Eucaristico a Lanciano


Vicinissima a Piazza del Plebiscito è la Chiesa di San Francesco: eretta del 1258 sul sito della Chiesa di S. Legonziano (VII/VIII) ha in facciata un angusto portale ogivale, l'interno è ad una navata ed ha un bel pulpito barocco in noce ed un organo riccamente decorato con dipinti e dorature.Questa chiesa deve la sua notorietà più che alla sua architettura, all'episodio del miracolo eucaristico di antica memoria. Si racconta, infatti, che nel secolo VIII d.C., nella chiesa di San Legonziano, durante la celebrazione della Santa Messa celebrata da un prete dubbioso circa la transustanziazione, sia avvenuto il miracolo della trasformazione dell'ostia e del vino in carne e sangue. Queste reliquie ancora oggi sono custodite nella chiesa di San Francesco in un tabernacolo in marmo posto sull'altare maggiore accanto ad una epigrafe scolpita nel 1636 in cui è narrato l'evento.

San Tommaso ad Ortona


Custodire le reliquie di uno dei dodici apostoli di Cristo è un privilegio tanto raro quanto esaltante e non solo per ovvie motivazioni di natura religiosa ma anche per le evidenti connessioni storiche e culturali.
Ortona, da oltre sette secoli, è gelosa custode dei resti terreni dell’Apostolo simbolo dell’incredulità e dello scetticismo: Tommaso, la cui personalità è sorprendentemente attuale. La Sua diffidenza “se non vedo... non tocco... non crederò”, il Suo spirito di contestazione “Signore, non sappiamo dove vai, come possiamo conoscere la via?”, il Suo impeto generoso “Andiamo anche noi a morire con Lui!”, sono componenti che contraddistinguono la quotidianità del tormentato mondo giovanile contemporaneo.Sono stati questi due elementi, la “preziosità” unica delle reliquie e la eccezionale attualità caratteriale del “personaggio”, a determinare l’idea di questa pubblicazione che vuole avere natura eminentemente divulgativa e perciò indirizzata al grande pubblico. Un opuscolo a metà strada tra il turistico-culturale e lo storico-religioso che l’Azienda edita, nell’ambito della propria attività istituzionale, allo scopo di promuovere e valorizzare la conoscenza di quel complesso patrimonio di arte, cultura, fede, tradizioni, storia, che contraddistingue l’identità di Ortona.È, altresì, un primo contributo, in termini di pratica concretezza, a quell’evento di straordinaria, coinvolgente, portata religiosa e sociale che sarà il grande Giubileo del 2000.

S. Sebastiano ad Ortona

Tipica festa popolare che si svolge il 20 gennaio nella piazza antistante la Cattedrale. È un caleidoscopio di luci, scoppi, figure luminose che si creano in una eccezionale cornice di partecipazione popolare. Il momento clou della festa è rappresentato dal vaporetto, una specie di piccola barca di cartapesta imbottita di razzi fumogeni, sospesa ad un filo di ferro che collega due estremità della piazza. Una volta incendiati i razzi la barchetta viene spinta, lungo il filo di sostegno, dal fumo che fuoriesce dalla parte di poppa. Se tutto procede senza intoppi il vaporetto effettua un doppio tragitto, andata e ritorno, concludendo la sua corsa, con un fragoroso botto finale, al rientro al punto di partenza. Il pubblico è completamente coinvolto in maniera partecipativa dallo spettacolo perchè, secondo la tradizione, dall’andamento del viaggio, più o meno completo, della barchetta, si traggono auspici per la futura annata agricola e per la stagione di pesca.
A conclusione della festa è d’obbligo consumare il tradizionale puzzenétte piatto a base di vruocchele e stocche, broccoli e stoccafisso, in uno dei ristoranti che continuano la tradizione oppure riunendosi in comitive nelle case.

Sant’Antonio ad Ortona
Si tratta di una popolare rappresentazione sacra, particolarmente suggestiva e coinvolgente giacchè si svolge in mezzo al pubblico, messa in scena da gruppi di cittadini (musici e cantori) la sera del 17 gennaio, in occasione della festività di Sant’Antonio Abate.
La rappresentazione nel passato si svolgeva in forma itinerante nelle abitazioni della città e delle contrade mentre attualmente viene ospitata, per lo più, in teatri, locali pubblici, scuole e sale parrocchiali.
L’argomento della breve rappresentazione (la durata è di circa 15 minuti), è un episodio della vita di S. Antonio Abate tentato dal demonio nel deserto. Uno degli attori-cantanti raffigura S. Antonio, con lunga barba bianca, vestito da vescovo. Gli altri protagonisti sono: il demonio, con faccia nera e vestito con una calzamaglia rossa; uno o più angeli, che indossano un lungo vestito celeste; gli eremiti, che indossano il saio, costituiscono il coro.
La composizione viene fatta risalire alla seconda metà del secolo scorso. Sconosciuto è l’autore delle parole mentre il testo musicale è attribuito al compositore lancianese Domenico Masciangelo.

San Nicola

San Nicola (255-333/334) fu vescovo di Myra in Asia Minore (attuale Turchia). Santo universale, venerato in Oriente ed in Occidente, è segno di unità nella Chiesa, simbolo di pace e riconciliazione fra gli uomini. San Nicola si è distinto  per la sua generosità verso i poveri e i bisognosi. L'episodio  che caratterizza infatti il periodo della sua giovinezza, quando era ancora un semplice laico, è quello del suo intervento per aiutare tre fanciulle povere, offrendo di nascosto, nottetempo, tre borse di danaro che nell'iconografia sono rappresentate da tre palle d'oro poste sul libro dei Vangeli. Così, grazie a lui, poterono sposarsi. Furono episodi come questo che certamente contribuirono alla sua elezione, da parte del popolo, a Vescovo della Città di Myra. Si impegnò per il suo popolo facendo ridurre le tasse e procurando grano in tempo di carestia. Salvò tre soldati che stavano per essere decapitati e degli ufficiali condannati a morte per un'accusa di sedizione contro l'imperatore Costantino.

San Nicola viene detto anche "di Bari", perché in questa città fu portato e rimane conservato il suo corpo. Nessuna traslazione di reliquie è stata favorita da una documentazione internazionale come quella di S. Nicola.

Nel 1087, circa 62 marinai, i cui nomi si possono leggere sui muri esterni della Basilica, compresi due sacerdoti, si recarono nel mese di marzo a Myra con tre caravelle. Si impossessarono del corpo di S. Nicola e lo trasportarono a Bari, dove giunsero il 9 maggio, con indescrivibile esultanza della popolazione.  Per custodire le spoglie del Santo fu costruita una Basilica in stile romanico.

Da allora, numerosi sono i pellegrini che rendono omaggio al Santo Taumaturgo Nicola, giungendo da ogni parte del mondo.

Anche i cittadini di Fossacesia, da sempre profondamente devoti a San Nicola, si recano in pellegrinaggio a Bari. In passato, i pellegrini di Fossacesia viaggiavano a piedi, lungo le strade di allora, polverose e interminabili. Il viaggio durava dei giorni; si arrivava alla meta stanchissimi, debilitati dalla fatica, dalla fame, dal sonno. Ma nel cuore di quei pellegrini, c'era tantissima gioia. E dopo un giorno di sosta, si ripartiva, percorrendo a ritroso la solita strada. Si tornava a Fossacesia felici di aver visto, sfiorato e pregato il Santo Taumaturgo di Bari. E l'anno dopo si ripartiva di nuovo per un altro interminabile viaggio, per un altro faticoso pellegrinaggio verso la speranza. E quella tradizione, così sentita dagli antenati,i pellegrini di oggi, la continuano, con convinzione e devozione, per tener fede ad un impegno antico, ma anche per comunicare agli altri, e soprattutto ai giovani, la gioia che si prova nel recarsi ogni anno a Bari, al cospetto di un Santo venerato in tutto il mondo. Da Bari si torna diversi, più puliti, più ricchi, più aperti al prossimo, più disposti a capire e a tollerare.

 
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