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Costa dei Trabocchi

La Costa dei Trabocchi
Il traboccante che, aspettando l’alba, scende lentamente le reti in mare, ci indica la direzione da prendere, l’accordo possibile con la natura. Se la ritualità di quel gesto avesse ancora un senso nella nostra cultura abituata ad arraffare tutto velocemente, ad esempio svuotando i mari dei pesci, non avremmo dubbi sulla necessità di tener lontane le colate di cemento, l’ansia edificatoria dalla meravigliosa Costa dei Trabocchi abruzzese. Di calma e lentezza, abbiamo bisogno: di protenderci verso il mare come fanno i trabocchi, simili a giganteschi ragni di legno o a creature di Dalì, sospesi tra terra e acqua, senza invadere o rapinare. Magari cenando, su questo trabocco, come accade nelle sere estive, al sciabordio delle onde, sotto una luna che invita al canto. E potremmo intonare, allora, Armonie Notturne, una canzone del 1914, musica e parole di Arturo Colizzi, compositore di Rocca San Giovanni e di scuola napoletana: “Sotto il raggio della luna / una musica divina / tra gli olezzi di verbena / vien dal colle alla marina...”.
Dietro di noi, infatti, c’è la macchia mediterranea, con il suo carico di profumi, di piante aromatiche. C’è il colle con le ginestre, gli ulivi, le arance che sanno di mare, il respiro verde della collina che benedice anche le vigne, le sposa con il clima mite e cerca di nuovo il contatto con l’acqua. Lo ritrova a Vallevò, che sta tutta in un pugno di case basse affacciate sugli orti. La contrada va vista dall’alto, dalla terrazza panoramica che chiude il borgo sul suo sperone roccioso e lo spinge quasi verso il mare.
Peccato che l’anello debole della catena sia proprio il borgo, dove una piazza infelice, frutto di passati errori, non valorizza le tre emergenze che sono la Chiesa di San Matteo, in stile romanico e ancora dotata delle originarie arcate gotiche; l’ottocentesco Palazzo Comunale e il torrione medievale che fa parte della cinta muraria del XIII secolo, di cui rimane solo un tratto, con grazioso camminamento.
All’interno, il borgo ha interessanti edifici ottocenteschi, come Palazzo Colizzi, quasi tutti con ampi giardini interni, e qualcuno con balconi in ferro battuto. Ma il tutto avrebbe bisogno di una rigorosa riqualificazione, di un’attenzione particolare, indispensabili per restare tra i Borghi più belli d’Italia.
Capanno da pesca o casa-macchina da pesca, il trabocco è un congegno dall'architettura illusoriamente elementare e primitiva, ma sicuramente sofisticato ed organico; l'intelaiatura di funi e travi dall'apparenza fragile, ma con la stabilità insospettabile, è tale da resistere alla sollecitazione delle reti ed alla furia del mare. La struttura è fissa ma instabile, rigida ma elastica, precaria quanto basta per accompagnare e osteggiare l'impeto del mare e per rendere agevoli le riparazioni, quando esso la soverchia. I pali in legno hanno la stessa solidità della terra madre, mentre la fluidità del mare si rispecchia nella leggerezza delle reti e delle funi. Il trabocco e' stabile, robusto e forte come la terra, e come la terra, si protende e si insinua nel mare; allo stesso tempo è fragile, etereo instabile e mutevole come il mare, e, come un flutto, lambisce la riva e la sovrasta.
Il trabocco è, concretamente, un sistema per la pesca fissa costituito tecnicamente da una zattera o piattaforma fatta di assi, piantata a palafitta su travi conficcate tra gli scogli o nel mare. La piattaforma è collegata alla terraferma tramite una passerella strettissima, sconnessa e malferma, sostenuta da pali; la superficie della piattaforma è abbastanza vasta da contenere un casotto per il ricovero degli attrezzi e l'argano girevole, dai cui bracci si dipartono le funi che sostengono le quattro cime della rete. Tutta la struttura è sostenuta ed assicurata attraverso un intrigo di funi, fili metallici, assi e pali legati, chiodati e bullonati con tecniche semplici ma efficaci; i materiali sono di recupero, tronchi di legno di acacia, assi, fili e funi riadattate al bisogno, a volte pannelli di ferro e plastica presi chissà dove. Attraverso il movimento rotatorio dell'argano ed un complesso sistema di carrucole e antenne, la rete viene affondata in mare e ritirata al momento opportuno.
I trabocchi, testimonianze di una civiltà, legata alla pesca di tipo familiare, un tempo non molto lontano erano fonte di ricchezza, oggi di fascino e forse anche di mistero, con strane leggende che qualcuno ancora racconta, impreziosiscono il litorale richiamando attenzione e curiosità.
La MAGIA dei trabocchi è insita nella loro stessa struttura, sospesa tra terra e mare, ancorata all'una e immersa nell'altro, a testimoniare la cultura economica tradizionale delle popolazioni costiere abruzzesi e la loro intima essenza, caratterizzata da una continua integrazione tra la pesca e le attività agricole, tra terra e mare.
 
I nove lidi della Costa dei Trabocchi:  
- Francavilla al Mare
- Ortona
- San Vito Chietino
- Rocca San Giovanni
- Fossacesia
- Torino di Sangro
- Casalbordino
- Vasto
- San Salvo

 
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